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Thread: Bufale....

  1. #46
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  2. #47
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    Quote Originally Posted by Bortas View Post
    Il fatto è bello grave ed è saltata la poltrona al capo della polizia postale, si parla di massoneria ma io temo che la cosa sia più grave tipo servizi segreti esteri.
    *

    come ha fatto notare qualcuno in tv, non vai ad appoggiarti ad un server negli USA per sto tipo di cose. E' noto come trattano gli hacker in america... a meno che non rispondano a loro
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  3. #48
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    Le notizie false contro Angela Merkel
    Siti e profili sui social network vicini all'estrema destra diffondono di continuo bufale sul cancelliere tedesco, riprese anche dai giornali, racconta BuzzFeed News

    Il cancelliere tedesco Angela Merkel è da mesi al centro di un’ampia campagna di disinformazione, condotta da siti internet di estrema destra e diffusori di notizie false, che cercano di screditarla politicamente e personalmente in vista delle prossime elezioni politiche, che si terranno in Germania entro la fine dell’anno (probabilmente a settembre, ma la data non è stata ancora decisa). Siti sia in lingua tedesca sia in lingua inglese pubblicano articoli molti duri contro Merkel, spesso contenenti notizie false e con titoli accattivanti, per cercare di attirare il maggior numero di lettori e di interazioni sui social network. L’estensione del fenomeno è stata dimostrata di recente da BuzzFeed News, in una lunga inchiesta cui hanno lavorato Alberto Nardelli e Craig Silverman, che alla fine dello scorso anno si erano occupati anche del rapporto tra Movimento 5 Stelle e alcuni siti di Casaleggio e Associati, dove sono spesso pubblicate e condivise notizie false.
    Articoli e bufale contro Angela Merkel sono per lo più diffusi da gruppi di estrema destra, che cercano di mettere in cattiva luce il cancelliere tedesco a scopo di propaganda in vista delle prossime elezioni. Le notizie false riguardano di frequente le posizioni aperte di Merkel sulla crisi dei migranti e le politiche di accoglienza in Germania. I dati analizzati da BuzzFeed News dimostrano che molti di questi articoli sono stati tra i contenuti più condivisi, commentati e popolari su Angela Merkel nel 2016 su Facebook e gli altri social network.

    Lo schema utilizzato è simile a quello già visto nei casi dei siti a favore di Donald Trump, e che hanno diffuso bufale nei confronti di Hillary Clinton durante la campagna elettorale: un sito pubblica una notizia parzialmente o completamente falsa, con un titolo a effetto, e lo condivide poi sui social network attraverso i propri profili; l’articolo viene ripreso da altri profili, spesso creati appositamente dallo stesso sito o dalla stessa organizzazione, aumentando in questo modo le probabilità che sia visto e ricondiviso da altri utenti. La stessa notizia viene poi ripubblicata su altri siti, nuovamente condivisa sui social network e promossa da altri profili, fino a quando non si raggiunge una massa critica che permette alla bufala di circolare autonomamente e di continuare ad accrescere le proprie condivisioni e visualizzazioni.
    Nardelli e Silverman hanno notato che molti degli articoli più condivisi su Facebook in lingua tedesca, e che riguardano Merkel, sono realizzati da siti di destra come Junge Freiheit, un settimanale appoggiato dal partito di destra antieuropeista e populista Alternativa per la Germania (AfD), e dal sito Deutsche Wirtschafts Nachrichten, definito una fonte di “paura e disinformazione” dallo Spiegel. Un altro sito che diffonde spesso notizie false o complottiste è Anonymousnews.ru, dove sono spesso pubblicati temi cari alla propaganda del governo russo e la cui pagina fu bloccata lo scorso maggio da Facebook, portando i suoi gestori a intensificare la loro attività su VK, il principale social network russo e accessibile in buona parte del mondo.
    Negli ultimi mesi Anonymousnews.ru ha pubblicato decine di articoli con notizie false su Merkel e sull’attività del suo governo. Tra le bufale che hanno avuto più successo ci sono quelle sui rifugiati in Germania che avrebbero usato il WiFi gratuito, offerto nei campi di accoglienza, per cercare video pornografici con animali, l’arresto di un ufficiale tedesco della NATO ad Aleppo, in Siria, e un articolo su alcuni generali che si sarebbero ribellati ad Angela Merkel. Alcune di queste storie sono state riprese da RT, emittente televisiva controllata dal governo russo con un sito molto conosciuto anche in Occidente, con stretti legami con la propaganda di Vladimir Putin.
    Le notizie false su Angela Merkel e le attività del suo governo sono messe in circolazione da diversi siti in lingua inglese, che talvolta svolgono la funzione di “appoggio” per quelli in lingua tedesca: offrono cioè la stessa bufala in un’altra lingua, diventando in questo modo una fonte da citare per rendere più credibile e sostanziale un articolo. BuzzFeed News cita il caso di un articolo pubblicato sul sito in lingua inglese Your Newswire, nel quale viene raccontata la storia falsa di un selfie che uno dei terroristi dell’attacco a Bruxelles, del marzo 2016, si sarebbe scattato con Angela Merkel. La notizia falsa ha ottenuto 32mila interazioni su Facebook, tra condivisioni, commenti e “Mi piace”, mentre l’articolo del sito di informazione dell’emittente tedesca Deutsche Welle che ha smontato la notizia falsa ha prodotto 13mila interazioni (non necessariamente più interazioni su Facebook si traducono in maggiori quantità di traffico verso l’articolo, ma la loro quantità dà comunque un’idea di quante persone abbiano per lo meno visto la sua anteprima nella sezione Notizie del social network).

    Nardelli e Silverman scrivono che non ci sono solo i siti smaccatamente di notizie false e favorire la diffusione di bufale su Merkel e sulla Germania. I siti dei tabloid britannici Express e MailOnline, tra i più letti al mondo, hanno ripreso e pubblicato diverse bufale su Merkel, contribuendo a renderle molto popolari grazie ai milioni di persone che hanno messo “Mi piace” sulle loro pagine Facebook. Oltre alle notizie false, Express e Daily Mail, che gestisce MailOnline, diffondono molto spesso articoli duri e critici nei confronti di Merkel, con inesattezze e particolari infondati, tratti dai siti di bufale. Questi articoli sono molto spesso condivisi anche sulle pagine dei sostenitori di Donald Trump e che hanno centinaia di migliaia di iscritti.
    Un articolo dell’Express con il titolo accattivante, ma infondato, “Il peggior incubo di Merkel: la Germania chiede un referendum perché la gente vuole liberarsi dell’Unione Europea” ha prodotto circa 185mila interazioni solo su Facebook. In realtà l’idea di un referendum di questo tipo è marginale in Germania, dove secondo i sondaggi circa l’80 per cento della popolazione è a favore della permanenza nell’Unione Europea.

    Profili e pagine riconducibili a movimenti di destra e di estrema destra pubblicano di continuo notizie false sul conto di Angela Merkel, anche a livello personale. Nel 2016 ha avuto per esempio molto successo una teoria del complotto secondo la quale Merkel non sarebbe sana di mente. Un video di YouTube intitolato “Angela Merkel è malata di mente, la televisione canadese ne dà le prove” è stato visto più di un milione di volte, producendo oltre 82mila interazioni su Facebook. Il video è stato prodotto dall’editore di destra canadese Rebel Media e, tra le altre cose, mostra l’analisi di un discorso di Merkel condotta dall’opinionista conservatore Ezra Levant. Nonostante sia molto critico nei confronti del cancelliere, Levant non dice mai che Merkel è “malata di mente”, ma nella versione tedesca è stato comunque aggiunto questo particolare. La storia è stata ripresa da diversi siti conservatori anche all’estero, compreso Breitbart, sito di destra molto discusso che ha sostenuto Trump durante le presidenziali statunitensi e il cui capo è stato a lungo Stephen Bannon, ora consigliere e chief strategist di Trump.
    La mole di disinformazione e notizie false intorno ad Angela Merkel è notevole, ma a oggi non è possibile dimostrare che stia avendo qualche conseguenza diretta sulle opinioni dei cittadini tedeschi. Merkel gode di un ampio consenso tra la popolazione ed è in ampio vantaggio, rispetto ai suoi avversari politici, in vista delle elezioni di quest’anno. Considerate le ingerenze del governo russo nella campagna elettorale negli Stati Uniti, il governo tedesco non vuole comunque correre rischi di alterazione della campagna elettorale ed è al lavoro per trovare soluzioni che consentano di contrastare notizie false e teorie del complotto prima che ottengano rilievo e grande diffusione sui social network. Il governo ha iniziato a fare pressioni nei confronti di Facebook, ventilando l’ipotesi di provvedimenti e sanzioni nel caso in cui il social network non affronti efficacemente il problema. Facebook ha da poco annunciato di essere al lavoro per intensificare i controlli sulle notizie false in Germania, coinvolgendo l’organizzazione non-profit Correctiv, specializzata nella verifica dei fatti. L’esperimento è analogo ad altre iniziative avviate dal social network negli Stati Uniti, in risposta alle accuse degli ultimi mesi sulla facilità con cui circolano bufale e notizie false su Facebook.
    *
    Perchè so' uscito troppo spesso la sera.
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  4. #49
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    http://www.ilpost.it/2017/01/30/bufa...ole-islamiche/

    quanto sono felice di non avere FB perchè posso solo immaginare cosa ci sia scritto ora lì dentro....
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  5. #50
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  6. #51
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    Potrebbero introdurre un marchio di qualità per le testate accreditate in rete. Tipo, sei una nota testata giornalistica, sei iscritto nel registro presso il Tribunale locale, ti "certifico" il portale per segnalare che quello che scrivi non è frutto di invenzione.

    Poi che anche i giornali tradizionali cadano nelle bufale, ok. Ma ste cose montate ad arte con tanto di photoshop sono a livello di diffamazione a mezzo stampa.

    Se non riesci a bloccare le fake news, certifica quelle vere. Fatto questo, chi vuole credere alla prima cosa letta in internet, furbo lui. Allora crediamo anche ai banner che ci spiegano come fare migliaia di euro al giorno stando comodamente seduti a casa
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  7. #52
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    Quote Originally Posted by Glorifindel View Post
    Potrebbero introdurre un marchio di qualità per le testate accreditate in rete. Tipo, sei una nota testata giornalistica, sei iscritto nel registro presso il Tribunale locale, ti "certifico" il portale per segnalare che quello che scrivi non è frutto di invenzione.

    Poi che anche i giornali tradizionali cadano nelle bufale, ok. Ma ste cose montate ad arte con tanto di photoshop sono a livello di diffamazione a mezzo stampa.

    Se non riesci a bloccare le fake news, certifica quelle vere. Fatto questo, chi vuole credere alla prima cosa letta in internet, furbo lui. Allora crediamo anche ai banner che ci spiegano come fare migliaia di euro al giorno stando comodamente seduti a casa
    c'e' gia , ci sono illustri siti di factcecking , ma non funziona.
    Perche allaggente dei fatti non gliene frega un cazzo. Vogliono solo avere ragione.

  8. #53
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    E' roba che gira sui social media, un bot tipo filtro spam non sarebbe poi cosi' difficile da mettere su, sopratutto considerando che il trigger per il controllo
    e' la condivisione virale.

    Tecnicamente e' risolvibile adesso, ma non e' ancora riconosciuto come un problema reale.

    Breitbart e' stampato, contro quello c'e' poco da fare, ci sono proprio dei coglioni che lo comprano per leggerlo. Come per altro "il Giornale". Ma oi, "il Giornale" e' meglio di Breitbart, e non avrei mai pensato di arrivare a dirlo...
    Se ci tieni alla vista, non aprire questo spoiler.
    Spoiler




    Android App Reviews For Families.
    https://www.youtube.com/channel/UC4k...nuN2A/featured
    Tonight I'm eating...a Rabbi-veni-turducken-ig !!!

  9. #54
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    Quote Originally Posted by Alkabar View Post

    Breitbart e' stampato, contro quello c'e' poco da fare, ci sono proprio dei coglioni che lo comprano per leggerlo. Come per altro "il Giornale". Ma oi, "il Giornale" e' meglio di Breitbart, e non avrei mai pensato di arrivare a dirlo...
    ma infatti continuo a dire che la cosa più sconcertante degli ultimi tempi è che fanno rimpiangere Berlusconi e il suo ambaradam

  10. #55
    Capitan Harlock Incoma's Avatar
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    Lo metto qui, va, tanto è in tema.

    Ogni tanto una gioia.

    http://www.ansa.it/canale_saluteeben...e49b46394.html

    Ovviamente c'è gente che inneggia già a Galileo Galilei, che al pensiero di essere paragonato a Gava si starà rivoltando nella tomba talmente veloce da poter essere usato come dinamo per produrre elettricità.

  11. #56
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    Ma questa dovrebbe essere la normalità.

    Per la gente -compresa gente che ha studiato, anzi e soprattutto- che inneggia all'antivax, io riaccenderei i forni e li brucerei vivi.

    Perché vuol dire che quell'affare che hai sopra la testa, non ti serve ad un cazzo e sei un cancro della società.
    "not even death can save you from me..."


  12. #57
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    come vuoi dire che i vaccini non sono un'invenzione degli illuminati per controllare le masse?
    quindi nemmeno le scie chimiche non sono vere????

    Aoccdrnig to rscheearch at Cmabrigde Uinervtisy, it deosn't mttaer in waht oredr the ltteers in a wrod are, the olny iprmoatnt tihng is taht the frist and lsat ltteer be at the rghit pclae. The rset can be a toatl mses and you can sitll raed it wouthit a porbelm. Tihs is bcuseae the huamn mnid deos not raed ervey lteter by istlef, but the wrod as a wlohe.

  13. #58
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    LA VERITA' E' LA FUORI! MA ANCHE NO...
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  14. #59
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  15. #60
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    again...
    come si può definirla "stampa"

    Da sabato scorso molte testate nazionali hanno parlato di un caso di stupro avvenuto a Catania in cui il giudice avrebbe deciso di “derubricare” il reato a incidente sul lavoro, perché avvenuto mentre la vittima, una dottoressa di 51 anni, era di turno come guardia medica. Ieri l’Associazione Nazionale Magistrati di Catania ha scritto che è una notizia completamente falsa: nessuno stupro è stato “derubricato” a incidente sul lavoro, perché non sarebbe un atto giuridicamente possibile. Inoltre il 26enne arrestato per l’aggressione si trova ancora in prigione con l’accusa di violenza sessuale aggravata, sequestro di persona, lesioni volontarie pluriaggravate e di danneggiamento.

    Lo stupro è avvenuto nella notte tra il 18 e il 19 settembre nell’ambulatorio di Trecastagni, un paese in provincia di Catania, dove la dottoressa stava prestando servizio come guardia medica. L’uomo, un italiano residente in un comune vicino, dopo essere entrato ha rotto il telefono e il pulsante d’allarme, ha distrutto diversi oggetti e ha sequestrato la dottoressa per circa tre ore, violentandola più volte fino a quando lei non è riuscita a chiamare aiuto. L’uomo è stato arrestato prima che riuscisse a fuggire dall’ambulatorio e la procura ha aperto un’inchiesta per violenza sessuale e lesioni.

    Nel suo comunicato l’ANM ha accusato dell’errore «alcune testate online» che avrebbero diffuso la falsa notizia a causa di una «tendenza di una parte dei media a cercare in tutti i modi di dare risalto a notizie su errori giudiziari, il più delle volte presunti, al fine di sostenere una linea di pensiero, purtroppo diffusa, volta a screditare l’operato della magistratura». In realtà, nonostante ci sia un’evidente responsabilità di alcuni giornali, sembra che sia andata in un altro modo: la stessa dottoressa avrebbe contribuito, involontariamente, al fraintendimento.

    Secondo quanto ha ricostruito il Post, che ha parlato con diverse persone coinvolte nella vicenda, una settimana dopo l’aggressione, il 29 settembre, la dottoressa ha parlato a un convegno dell’Ordine dei medici che si è svolto a Giardini Naxos, in provincia di Messina. I testimoni raccontano che la dottoressa ha fatto un discorso molto accorato, in cui ha descritto le difficili condizioni in cui si trovano a operare le guardie mediche ma anche i problemi della categoria medica più in generale. Ha ricordato che, poche settimane prima dell’aggressione, si era verificato in un paese vicino un caso di violenza e rapina molto simile a quello che l’aveva riguardata. Dopo aver segnalato l’incidente alle autorità sanitarie, aveva ricevuto una risposta insufficiente. Nel suo discorso la dottoressa ha attaccato duramente le istituzioni, riferendosi in particolare a quelle sanitarie, che, ha detto, «non hanno semplicemente lasciato sola me, mettendomi in pericolo e poi umiliandomi quando la mia aggressione è stata derubricata a infortunio sul lavoro».
    Alcuni dei presenti hanno spiegato al Post che in quel momento la frase era sembrata una sfogo generico: la dottoressa lamentava il fatto che, dopo averla lasciata senza protezione, l’azienda sanitaria avesse classificato internamente quanto accaduto come “incidente sul lavoro”, un gesto che lei trova offensivo, ma che è prassi normale in casi simili e serve solo a identificare la natura della sua assenza dal lavoro nei giorni successivi all’aggressione. La dottoressa, infatti, non si è assentata né per malattia né in maniera ingiustificata, ma in seguito a un incidente: in questo caso una grave aggressione. La decisione dell’azienda sanitaria non ha alcun effetto sulle indagini penali svolte dalla procura.

    Alcune persone persone presenti all’incontro hanno spiegato al Post che, sul momento, nessuno pensava che quella frase potesse essere intesa nel senso che l’accusa di violenza sessuale era decaduta, sostituita da un generico infortunio sul lavoro. Per questa ragione in un primo comunicato stampa diffuso dall’Ordine dei medici la frase è stata riportata esattamente. Poco dopo però alcuni giornalisti presenti sul posto hanno fatto notare come fosse possibile fraintendere quella frase ed è stato diffuso un secondo comunicato, questa volta più specifico.

    Intanto però alcune agenzie di stampa, come Adnkronos, avevano già diffuso il primo comunicato, rapidamente ripreso e frainteso da diverse testate, come le versioni online dei quotidiani Il Tempo e Il Giornale, oltre che dal sito di RaiNews, da dove la notizia è stata eliminata. Il Giornale, per esempio, ha scritto «la violenza sessuale è stata derubricata dal giudice in un incidente sul lavoro», quando in realtà nemmeno nel comunicato errato si parlava di giudici coinvolti.

    Il giorno dopo, il 30 settembre, Repubblica ha pubblicato un’intervista alla dottoressa in cui lei ripete nuovamente: «Incredibile ma vero: per l’azienda sono stata vittima di un infortunio. Ma mi chiedo: può essere considerato un infortunio il mio?». La frase in questo caso lascia intendere più chiaramente che la questione dell’infortunio sul lavoro non ha nulla a che fare con il reato commesso nei suoi confronti. La dottoressa, infatti, fa capire che è l’azienda sanitaria a considerare il suo caso un “incidente sul lavoro”. In nessuna parte dell’intervista lei o il giornalista suggeriscono che la procura abbia smesso di indagare, o addirittura che abbia scarcerato il sospettato. Repubblica insomma non è cascata nell’equivoco come non ci è caduta nemmeno l’ANSA, ma molte altre piccole testate hanno invece riportato la notizia così come facevano Il Tempo, Il Giornale e RaiNews.

    La notizia quindi è falsa ma non sembra nemmeno una “fake news” inventata per screditare i magistrati, come ha scritto l’ANM. All’origine sembrano esserci le dichiarazioni equivocabili della dottoressa vittima dell’aggressione, riprese da un comunicato dell’Ordine dei medici scritto in maniera altrettanto equivocabile. Le testate online che in almeno tre casi hanno trattato con molta superficialità la notizia, senza fare nessuna verifica, sono state l’ultimo anello di una lunga catena di errori.
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