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Thread: Bitcoin oggi?

  1. #1156
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    PS. Non metto in dubbio che con qualche magia statistica possiamo stare qua a dire che correla con quello che volete, ma hai provato tipo a prendere il grafico del prezzo del nasdaq e compararlo col prezzo Bitcoin? Uguali proprio eh
    Certo che si. Un esempio:

    https://www.binance.com/en/blog/4214...nts-and-Traits

    Diversissimi,

    E comunque ci sta il grafico di correlazione quando una cosa ha una correlazione lineare del 0.9, e' quasi lo stesso grafico. Ogni tanto si scorrela, ma
    quelli sono i microeventi, tipo blockchain X mette su un nuovo modello e via dicendo.

  2. #1157
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    google: S&P 500
    google: bitcoin usd
    clicca YTD
    così, per dire. È abbastanza semplice.
    Poi oh, va bene eh, le variazioni percentuali YTD nei mesi che ci piacciono a noi carpiati a destra sono ugualih.

    Io ho investimenti in crypto e in SP500, proprio la stessa cosa

    Qua state spacciando gli investimenti crypto come una cosa in crescita sicura e blabla quando ci avete messo su a mala pena 2k euro. Siete pericolosi, perché a leggervi gente che ci capisce poco potrebbe perdere un sacco di soldi.

  3. #1158
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    google: S&P 500
    google: bitcoin usd
    clicca YTD
    così, per dire. È abbastanza semplice.
    Poi oh, va bene eh, le variazioni percentuali YTD nei mesi che ci piacciono a noi carpiati a destra sono ugualih.
    Io ho investimenti in crypto e in SP500, proprio la stessa cosa
    Qua state spacciando gli investimenti crypto come una cosa in crescita sicura e blabla quando ci avete messo su a mala pena 2k euro. Siete pericolosi, perché a leggervi gente che ci capisce poco potrebbe perdere un sacco di soldi.
    Hanno precisamente gli stessi gradini allo stesso istante temporale, da un punto di vista di serie temporali rappresentano lo stesso processo con eventi esterni che causano lo stesso effetto in termine di direzione, ma con moltiplicatori differenti, e infatti l'unica differenza é la dimensione dei cambiamenti, che puo' essere anche solo perche' il mercato crypto e' uno sputo rispetto allo stock market, o anche perche' sono investimenti fatti senza troppe aspettative, per cui alla prima cosa che va storta é facile ridirezionare quei fondi.

  4. #1159
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    tutto ha gli stessi gradini, ma tutto il resto è diverso.
    Il fatto che ci siano eventi esterni macro che influenzino i due mercati è sintomatico (ed è la dimostrazione del fatto che "come l'oro" è una stronzata), in quanto entrambi i mercati sono nello spettro alto del rischi. Gli eventi che fanno vendere stock per comprare bond fanno anche vendere crypto, proprio perché sono uno strumento speculativo e non di conservazione del valore nonostante quello che i fanboy cerchino di sostenere. Ma finita li.

    Confrontarlo con un indice azionario è fuorviante, pone sullo stesso piano due cose diverse. Da un lato hai un asset unico, per giunta ripeto un asset del tutto virtuale, senza un valore tangibile sottostante, dall'altro un indice fortemente diversificato nel caso specifico delle 500 aziende più capitalizzate negli US (che poi lo S&P 500 comprende tutte compagnie globali, quindi anche se americane di fatto è molto spostato verso world già di suo - quello si che correla). Di nuovo è un discorso pericoloso, fa passare il messaggio che stiamo parlando di cose confrontabili quando non lo sono.

    Se investi in S&P500 hai la garanzia più o meno matematica che su un orizzonte lungo, non perderai soldi, a meno di recessione globale decennale o quarta guerra mondiale e li vabbè. (Anche li ci sono controesempi interessanti eh, se avessi investito i tuoi risparmi prima della dot com ci avresti messo più o meno 15 anni a tornare in attivo, considerando anche la svalutazione del dollaro.)
    Se investi in bitcoin tra 15 anni puoi essere ricco o aver perso tutto o il cazzo che ne sappiamo.
    Aprire un piano di risparmio per tua figlia dove ogni anno le butti su 10k in un ETF S&P500 è una cosa saggia e safe. Farlo su bitcoin auguri.

  5. #1160
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    Qua state spacciando gli investimenti crypto come una cosa in crescita sicura e blabla quando ci avete messo su a mala pena 2k euro. Siete pericolosi, perché a leggervi gente che ci capisce poco potrebbe perdere un sacco di soldi.
    In realtà non stiamo facendo altro che ripetere che sono investimenti ad altissimo rischio e tu continui a interpretarli come investimenti sicuri in cui mettere la pensione. Le idee dietro i vari progetti su blockchain sono valide e hanno futuro: prima o poi prenderanno piede, e di conseguenza anche i coin associati.

    Ma solo tu continui a ripetere a nastro quelle tue sparate... Poi oh, uno che lavora nel settore ti porta dei grafici e delle affermazioni e tu continui a negare... diciamo che in una discussione più o meno oggettiva non ci fai una grandissima figura
    I rubinetti a casa di Chuck Norris non perdono, vincono.

    Spoiler

  6. #1161
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    La Repubblica di El Salvador è diventata il primo stato al mondo a dare corso legale al bitcoin. Nella notte di martedì, il parlamento del paese centroamericano ha approvato con 62 voti su 84 la proposta del presidente Nayib Bukele, resa nota da lui stesso lo scorso fine settimana con un video mostrato alla Bitcoin 2021 conference, un raduno mondiale di personalità importanti nel mondo delle criptovalute tenutosi quest’anno a Miami.

    La legge entrerà in vigore 90 giorni dopo la pubblicazione in gazzetta ufficiale e rappresenta un esperimento monetario senza precedenti, che potrebbe avere implicazioni molto importanti sia sulle sorti del bitcoin, sia sull’economia del paese, dove al momento la valuta legale è il dollaro americano. Quest’ultimo manterrà comunque il suo corso legale e sarà la valuta di riferimento per la rendicontazione dei bilanci. El Salvador avrà insomma due valute.

    Dare corso legale a una valuta significa renderne obbligatoria l’accettazione come mezzo di pagamento. La legge approvata contiene questa imposizione, pur escludendo chi non abbia accesso alla tecnologia necessaria per accettare criptovaluta. Prevede poi che tutti i debiti espressi in dollari ancora in sospeso possano essere saldati in bitcoin e dà la possibilità ai contribuenti di pagare le tasse in bitcoin. Inoltre, sancisce che il prezzo di qualsiasi prodotto o servizio possa essere espresso in bitcoin, il che renderà la criptovaluta un’unità di conto ufficiale nel paese (anche se, data la forte volatilità corrente del prezzo del bitcoin nei confronti del dollaro, al momento è difficile che qualsiasi commerciante voglia prezzare i propri prodotti in criptovaluta).

    Con questa legge, lo stato di El Salvador si impegna poi a garantire ai suoi residenti la conversione automatica e istantanea tra bitcoin e dollari, in modo che chiunque riceva bitcoin come pagamento possa convertirli subito in dollari (evitando così il rischio che la somma ottenuta in bitcoin perda valore, nel caso che il prezzo del bitcoin in dollari calasse molto rapidamente subito dopo la transazione), o viceversa.


    Le ragioni della proposta diventata legge sono numerose.

    Prima di tutto, bisogna sapere che una buona parte delle entrate della Repubblica di El Salvador è costituita da rimesse di cittadini emigrati, cioè dai soldi che gli emigrati salvadoregni inviano alle proprie famiglie in patria dai paesi in cui si sono trasferiti per sostenerle economicamente. Per avere un’idea della grandezza del fenomeno: El Salvador ha 6,5 milioni di abitanti e un prodotto interno lordo annuale di 27 miliardi di dollari; gli emigrati salvadoregni nel mondo (che solo negli Stati Uniti sono 2,2 milioni, un terzo di quelli rimasti in patria) inviano nel paese circa 6 miliardi di dollari ogni anno, cifra che rappresenta il 22 per cento del PIL: più di un quinto. Si stima che circa un terzo delle famiglie salvadoregne riceva un sostegno finanziario di questo tipo.

    Queste transazioni internazionali sono molto costose: le commissioni possono arrivare al 20 per cento della somma inviata. Questo significa che centinaia di milioni di dollari l’anno finiscono nelle casse degli intermediari invece che arrivare a famiglie che evidentemente ne hanno bisogno. Il presidente di El Salvador sostiene che dare la possibilità agli emigrati di trasferire questi fondi in bitcoin abbasserà i costi di transazione, lasciando più soldi a disposizione delle famiglie bisognose.

    Questo al momento potrebbe essere vero, ma bisogna tenere conto del fatto che anche per trasferire bitcoin si pagano commissioni e che queste sono molto variabili. I miners, cioè coloro che vidimano le transazioni in bitcoin, guadagnano anche attraverso una commissione e danno priorità alle transazioni che offrono una commissione più alta. In momenti di forte congestionamento della rete, cioè quando arrivano molte richieste di transazione in un breve lasso di tempo, questo meccanismo fa sì che le commissioni salgano a parità di tempo d’attesa (non dipendono invece dall’importo inviato). Al momento comunque, inviare una qualsiasi quantità di bitcoin in un’ora costa circa un dollaro, mentre se si aspettano 24 ore si spenderanno circa 13 centesimi. Perciò quel che sostiene il presidente di El Salvador attualmente ha senso, a meno che non si vogliano inviare molto in fretta somme molto basse.

    Un secondo motivo per dare corso legale al bitcoin è legato a ragioni di politica monetaria. El Salvador è quella che si chiama un’economia dollarizzata, cioè uno stato che ha deciso di adottare il dollaro come valuta legale. Nel 2001, El Salvador ha sostituito il colòn salvadoregno con il dollaro dopo averlo ancorato al suo valore per sette anni (ancorare la propria valuta a un’altra significa assicurare ai cittadini un cambio fisso tra le due).

    La decisione di legare la propria valuta al dollaro, di affiancarla o addirittura di sostituirla, di solito viene presa dopo una grossa crisi economica seguita da iperinflazione, cioè da un fortissimo aumento dei prezzi nel breve periodo. L’iperinflazione rende molto instabile il valore della moneta locale, la quale perciò non può più essere usata come mezzo di scambio perché le persone non si fidano ad accettarla in cambio di merci o servizi. Perciò il governo si ritrova costretto a usare una valuta più credibile, il cui valore sia relativamente stabile.

    Questo però non fu il caso di El Salvador, che dopo la guerra civile finita nel 1992 riuscì a controllare la propria inflazione, e dal 1993 al 2000 fece crescere il proprio PIL del 4,4 per cento all’anno in media. Il governo di El Salvador scelse la dollarizzazione per ragioni diverse: voleva attirare investimenti dagli Stati Uniti, e pensò che ne avrebbe attratti di più se avesse eliminato il rischio di cambio per gli investitori sostituendo la propria valuta col dollaro. Il piano non funzionò, perché per attrarre gli investitori di un paese non basta usare la loro stessa moneta: serve anche stabilità sociale, cosa che El Salvador non poteva offrire dato il suo alto tasso di criminalità.

    Anche in conseguenza del fallimento di questo piano, la crescita economica del paese da allora è cambiata poco (è passata dall’1,1 per cento del 2000 al 2,4 per cento del 2019). E oltre a non aver avuto gli effetti sperati, la dollarizzazione ha tolto a El Salvador la propria sovranità monetaria, cioè la capacità di influenzare l’economia decidendo quanta moneta mettere in circolo.

    Per far crescere l’economia di un paese, un governo ha due strumenti: la politica fiscale (cioè la determinazione di tasse e spesa pubblica) e quella monetaria. El Salvador ha rinunciato alla seconda: usando solo il dollaro, il paese deve accettare le politiche monetarie dettate dalla banca centrale degli Stati Uniti, la FED, che vengono decise con obiettivi che non tengono per nulla in considerazione l’economia salvadoregna. Questo costituisce un rischio per il governo di Bukele, soprattutto in questo momento storico.

    Nell’ultimo periodo infatti, per alleviare la crisi economica dovuta alla pandemia negli Stati Uniti, la FED ha messo in circolo quantità di dollari mai viste. Questo (assieme ad altri fattori) sta facendo aumentare l’inflazione non solo negli Stati Uniti, ma anche in El Salvador, dove ad aprile i prezzi sono saliti del 2,79 per cento rispetto allo stesso mese di un anno fa.

    Ecco quindi l’idea di Bukele: dipendere meno dalla FED affiancando al dollaro il bitcoin, la cui emissione non è legata alle decisioni della banca centrale di un paese straniero, ma avviene a una velocità predeterminata da un algoritmo (quindi prevedibile) e decrescente nel tempo. Inoltre, il numero di bitcoin è predefinito: si arriverà a un massimo di 21 milioni di bitcoin nell’anno 2140, quando tutti saranno estratti. Questo lo differenzia da qualsiasi altra valuta tradizionale, che può essere stampata a piacimento da una banca centrale.

    Dipendere meno dalla FED non vuol dire però avere una sovranità monetaria. Con questa legge, il governo di Bukele continua a non avere uno strumento di politica monetaria con cui regolare la quantità di denaro circolante nell’economia. Questo rimane un rischio: se (molto ipoteticamente) la FED invertisse la propria politica e togliesse dollari dalla circolazione in quantità massicce e allo stesso tempo il valore del bitcoin continuasse a salire come ha fatto dalla sua creazione, il paese potrebbe sperimentare una deflazione (cioè un abbassamento dei prezzi) su cui non avrebbe controllo. Questo potrebbe frenare i consumi (perché quando c’è deflazione le persone tendono a rimandare i propri acquisti, sperando di pagarli meno in futuro) e innescare una crisi.

    L’operazione perciò non elimina i rischi che il paese corre non avendo una sovranità monetaria: diciamo che li mitiga.

    Probabilmente, Bukele pensa di controbilanciare questi rischi con le opportunità che la legge potrebbe generare. Oltre a dare corso legale al bitcoin infatti, il piano di Bukele prevede di far diventare El Salvador una specie di paradiso per società e investitori attivi nell’industria delle criptovalute. In un tweet recente, il presidente ha in effetti elencato una serie di ragioni per cui queste persone e società dovrebbero spostare le proprie attività nel piccolo paese sulle coste del Pacifico: ottimo meteo, spiagge perfette per il surf, nessuna tassa patrimoniale, nessuna imposta sui guadagni da bitcoin dal momento che sarà valuta legale e una promessa di residenza permanente e immediata agli imprenditori del settore.


    Insomma, con questa legge il governo spera di far aumentare i soldi in arrivo dagli emigrati, ridurre la propria dipendenza dalla FED e avviare un ecosistema che attiri investitori e imprese (con i relativi capitali) nel paese. Per quanto riguarda il bitcoin, la legge crea un precedente che potrebbe essere emulato da altri paesi in situazioni simili in caso desse i risultati sperati in El Salvador. Questo avrebbe l’effetto di allargare il bacino di utenza di questa tecnologia, consolidandone anche la reputazione. Dalla notizia dell’approvazione della legge, il prezzo del bitcoin in dollari è salito del 3,7 per cento.

    .
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  7. #1162
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    Se investi in S&P500 hai la garanzia più o meno matematica che su un orizzonte lungo, non perderai soldi, a meno di recessione globale decennale o quarta guerra mondiale e li vabbè. (Anche li ci sono controesempi interessanti eh, se avessi investito i tuoi risparmi prima della dot com ci avresti messo più o meno 15 anni a tornare in attivo, considerando anche la svalutazione del dollaro.)
    Se investi in bitcoin tra 15 anni puoi essere ricco o aver perso tutto o il cazzo che ne sappiamo.
    Aprire un piano di risparmio per tua figlia dove ogni anno le butti su 10k in un ETF S&P500 è una cosa saggia e safe. Farlo su bitcoin auguri.
    Ti invito a seguire qualche persona cazzuta (twitter è un buon punto di partenza) per avere un'orizzonte reale e non da favola di S&P500, NASDAQ e compagnia. Non c'è nulla di safe, è una bull run destinata a scoppiare entro i prossimi dieci anni.
    Te ne giro uno che mi viene in mente al volo e che seguo: https://twitter.com/AdithiaKusno

    La sua analisi dei supercicli economici è molto interessante. È molto interessante anche l'analisi geopolitica e macroeconomica che ci fa intorno. La certezza matematica di non perdere soldi su un orizzonte lungo non ce l'hai. È un mercato come qualsiasi altro mercato. Si comportano tutti allo stesso modo. Esistono cicli, esistono supporti e resistenze, esistono bull market decennali e bear market decennali. Un possibile bear market decennale per lo stock market è all'orizzonte, e d'altronde basta avere dei rudimenti di TA per verificarlo, non serve neanche fare analisi super complesse.

    Attenzione ad avere fiducia nel fatto che gli ETF e lo stock market non potrà far altro che salire o muoversi laterlamente, perché non è così che funzionano i mercati.

    Per Bitcoin: non è solo un investimento. Guardare esclusivamente al lato speculativo è un grosso errore che non tiene conto della portata sociale, politica ed economica della tecnologia. Quando inizi a capire le potenzialità te ne freghi pure del prezzo, perché lo scopo finale non è comprare e vendere bitcoin.

  8. #1163
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    Ti invito a seguire qualche persona cazzuta (twitter è un buon punto di partenza) per avere un'orizzonte reale e non da favola di S&P500, NASDAQ e compagnia. Non c'è nulla di safe, è una bull run destinata a scoppiare entro i prossimi dieci anni.
    Te ne giro uno che mi viene in mente al volo e che seguo: https://twitter.com/AdithiaKusno

    La sua analisi dei supercicli economici è molto interessante. È molto interessante anche l'analisi geopolitica e macroeconomica che ci fa intorno. La certezza matematica di non perdere soldi su un orizzonte lungo non ce l'hai. È un mercato come qualsiasi altro mercato. Si comportano tutti allo stesso modo. Esistono cicli, esistono supporti e resistenze, esistono bull market decennali e bear market decennali. Un possibile bear market decennale per lo stock market è all'orizzonte, e d'altronde basta avere dei rudimenti di TA per verificarlo, non serve neanche fare analisi super complesse.

    Attenzione ad avere fiducia nel fatto che gli ETF e lo stock market non potrà far altro che salire o muoversi laterlamente, perché non è così che funzionano i mercati.

    Per Bitcoin: non è solo un investimento. Guardare esclusivamente al lato speculativo è un grosso errore che non tiene conto della portata sociale, politica ed economica della tecnologia. Quando inizi a capire le potenzialità te ne freghi pure del prezzo, perché lo scopo finale non è comprare e vendere bitcoin.
    Invece è così che funzionano i mercati.

    Le past performance non implicano una replica nel futuro, MA da quando la borsa esiste sul lungo è sempre salita. Non mi interessa se bull o bear, se entri in maniera dilazionata nel tempo in un azionario globale, stando a quanto è successo da sempre, vieni premiato. E la TA non funziona, è una cosa da polli che guardano video di finanza su YouTube.

    Questo assumendo una gestione passiva. Se proprio uno teme il crollo della morte mettiti uno stop loss e buona notte.

    Ho un collega come te sono 2 anni che mi dice che lui non investe perché ci sarà il crollo ciclico blablavla Twitter blabla YouTube.
    Meanwhile io ho fatto 60k di profit
    Lui continua ad aspettare.
    Così per dire

  9. #1164
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    Aspettare ad entrare sul mercato ORA è da scemi, siamo in un evidente bull market che durerà ancora anni.
    Investire in modo dilazionato è un buon metodo per diminuire la volatilità, sono d'accordo. La stessa cosa può dirsi di BTC, che dal 2009 ad oggi ha un ROI medio del 222%.

    La TA funziona, nel senso che non è una scienza ma un modo per cercare di capire cosa fa il mercato e cosa potrà fare. Ad esempio, ora con BTC siamo in un'evidente fase B di una wyckoff accumulation dopo mesi di wyckoff distribution. Questo aiuta a percepire i migliori ingressi / uscite nel breve termine. Ovviamente la scelta migliore per la maggior parte delle persone è investire sul lungo termine e fregarsene.

    p.s. ma che cazzo è sta foto tinypic che esce fuori quando posto lol

  10. #1165
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    Si ma fai l'errore di vege, non puoi paragonarmi un asset singolo (BTC) con con indice azionario. Anche le azioni di -banca random, che so, UBS- fino al 2007 erano sempre salite, poi ops. Il singolo asset non ti dà garanzia alcuna, il mercato globale già un po' di più, dato che ci si aspetta che i consumi crescano in futuro

  11. #1166
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    [QUOTE=Razj;2173133
    Per Bitcoin: non è solo un investimento. Guardare esclusivamente al lato speculativo è un grosso errore che non tiene conto della portata sociale, politica ed economica della tecnologia. Quando inizi a capire le potenzialità te ne freghi pure del prezzo, perché lo scopo finale non è comprare e vendere bitcoin.[/QUOTE]

    Cioè? Molte crypto sono centralizzate, solo che invece di essere in mano ad una banca sono in mano a boh.
    Tutte le altre sono praticamente degli schemi ponzi, e siamo in un mercato in cui doge è una delle top coin.

    Poi progetti di qua, progetti di la, ma la quasi totalità dei progetti sono stronzate e/o cose che con blockchain c'azzeccano poco, ma sono lì solo come facciata per dare una parvenza di senso e invogliare la gente a prendere le loro coin, perché i soldi questi li fanno vendendo le loro coin mica col proggggettoh.

    Il tutto in un mercato totalmente deregolamentato (che per alcuni è un pro, dipende da chi sei e cosa vuoi fare) dove un tweet di Musk o McAfee brucia miliardi di dollari.

    Senza contare la volatilità assurda che preclude qualsiasi utilizzo pratico: con un bitcoin X anni fa ti compravi un caffè, oggi ti compri una macchina.

    Per me rimane uno strumento nonsense che si presta alla speculazione estrema.

    I'm no hero. Never was. Never will be.
    -----
    Soul of the mind, key to life's ether
    Soul of the lost, withdrawn from its vessel
    May strength be granted so the world might be mended...
    So the world might be mended...

  12. #1167
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    Per Bitcoin: non è solo un investimento. Guardare esclusivamente al lato speculativo è un grosso errore che non tiene conto della portata sociale, politica ed economica della tecnologia. Quando inizi a capire le potenzialità te ne freghi pure del prezzo, perché lo scopo finale non è comprare e vendere bitcoin.
    Razj, puoi aggiornare l'avatar, per ragioni sconosciute su Linux l'immagine di default occupa meta' dell'area di testo. Credo che la tecnologia abbia ancora molta corsa davanti, ma non sposo l'idealismo, non compro tanto per comprare (per esempio, Doge 4 moneta non si puo' vedere).
    Detto cio' la gente cazzuta puo' dire quello che vuoi, sul corto termine al momento e' tutto dominato da bot, e il bot base use BTC come segnale principale e S&P, Nasdaq, blablabla. Cambia giusto l'algoritmo per calcolare il rischio e i dati con cui lo calcolano. Sul lungo termine, le compagnie che investono cambiano le strategie dei bot periodicamente a seconda della situazione economico politica.
    Sul lungo o lunghissimo termine, la mia scommessa e' che questa tecnologia prende piede e sostituira' una serie di servizi fondamentali che al momento funzionano male: burocrazia quotidiana, stoccaggio dati personali, healthcare, infrastruttura....leggi, voti elettronici...proprieta' e via dicendo.

  13. #1168
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    Quote Originally Posted by Alkabar View Post
    Razj, puoi aggiornare l'avatar, per ragioni sconosciute su Linux l'immagine di default occupa meta' dell'area di testo..
    Il problema non è l'avatar temo ma l'icona custom legata al suo gruppo utenti credo tocchi sentire Naz per questo.

  14. #1169
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  15. #1170
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    La settimana scorsa il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha annunciato di aver rintracciato e confiscato quasi tutti i bitcoin che erano stati pagati come riscatto dall’azienda che gestisce l’oleodotto statunitense Colonial Pipeline agli hacker affiliati all’organizzazione DarkSide, che ne avevano interrotto le operazioni con un attacco informatico il 7 maggio. L’attacco aveva causato una carenza di carburante in tutta la costa orientale degli Stati Uniti e un conseguente aumento del suo prezzo per giorni. Dei 75 bitcoin pagati dalla società, allora equivalenti a 4,4 milioni di dollari e ora pari a circa 2,7 milioni di dollari, l’FBI ne ha recuperati 63,7, al momento scambiabili sul mercato per circa 2,3 milioni di dollari.

    La notizia ha avuto due effetti importanti.

    Da un lato, ha dimostrato che gli attacchi ransomware (cioè gli attacchi informatici volti a ottenere un riscatto, come quello a Colonial Pipeline) possono non essere così redditizi e privi di rischi come ritengono molti criminali informatici. Ma soprattutto, la notizia ha lasciato perplessi tutti coloro che pensavano che i bitcoin venissero usati per transazioni illecite perché non erano tracciabili e garantivano l’anonimato.

    Le criptovalute come il bitcoin sono molto apprezzate dai criminali informatici per varie caratteristiche: consentono di fare pagamenti digitali quasi immediati senza ricorrere a un intermediario finanziario come una banca o un altro ente e in grado di schermare in maniera efficace la propria identità. Come ha scritto il Wall Street Journal, la loro diffusione è diventata un elemento centrale della grande ondata di attacchi informatici ransomware che di recente ha colpito aziende e privati. L’operazione dell’FBI nel caso di Colonial Pipeline ha dimostrato però che il bitcoin non costituisce uno scudo definitivo per i criminali informatici: a patto di avere le risorse adeguate, anche il bitcoin è tracciabile e identificabile.

    Anzitutto, bisogna distinguere tra due concetti diversi, quello di tracciabilità, cioè la possibilità o meno di ricostruire le transazioni fatte tramite bitcoin, e quello di anonimato, cioè la possibilità o meno di identificare chi compie le transazioni.

    Tracciabilità
    Quanto alla tracciabilità, il bitcoin è una delle forme di denaro più facilmente tracciabili mai esistite. Tutte le transazioni mai avvenute in bitcoin sono pubblicamente accessibili consultando la sua blockchain, un registro condiviso costituito da blocchi (da cui il nome blockchain: “catena di blocchi”) sui quali le transazioni vengono registrate una volta confermate dalla rete. Quando un blocco viene chiuso e attaccato al termine della catena, le informazioni in esso contenute non possono più essere modificate o manomesse e perciò lasciano una traccia indelebile.

    Il fatto che la blockchain sia pubblicamente consultabile e non manomettibile rende ogni bitcoin tracciabile facilmente e velocemente da chi ne abbia le competenze necessarie. Più facilmente e velocemente non solo del contante, che è ovviamente la forma di denaro meno tracciabile, ma anche dei trasferimenti bancari: per tracciare un bitcoin non serve alcuna autorizzazione, mentre per ricostruire una successione di trasferimenti bancari, gli investigatori hanno bisogno di permessi che possono richiedere mesi o anni per essere ottenuti, specialmente nel caso che il denaro sia transitato da conti all’estero.

    Come ha dimostrato il caso della Colonial Pipeline, i movimenti di bitcoin possono essere tracciati molto più rapidamente: quasi tutto il riscatto è stato recuperato in un mese. Paradossalmente, se gli hacker avessero chiesto il riscatto in dollari su un conto intestato a entità difficilmente riconducibili a loro, magari in un paradiso fiscale, gli investigatori ci avrebbero messo molto più tempo per rintracciare il denaro. Il motivo per cui hanno preferito chiederlo in bitcoin è che questi sono trasferibili immediatamente, senza bisogno di approvazione da parte di intermediari e soprattutto perché consentono di schermare la propria identità molto meglio rispetto ai trasferimenti bancari. Infatti, per quanto lungo sia l’iter da seguire, tracciando i trasferimenti bancari gli investigatori possono facilmente risalire all’identità personale dei criminali: le banche richiedono sempre dati personali per l’apertura di un conto. Per ricevere bitcoin invece non servono conti connessi con la propria identità personale: questo però non significa che il bitcoin garantisca l’anonimità, ma ci arriviamo.

    Un’altra implicazione della semplicità di tracciamento garantita dalla blockchain e della sempre maggiore competenza delle forze dell’ordine in questo campo è che il furto di bitcoin, attività criminale emersa fin dalla creazione della criptovaluta, sta diventando sempre meno attraente. Nella maggior parte dei casi infatti, dopo un furto da una borsa di criptovalute o da un wallet (un software su cui depositare bitcoin), è possibile contrassegnare i bitcoin rubati come tali, in modo che il ladro non possa spenderli. Un meccanismo di neutralizzazione del denaro simile ai dispositivi che macchiano d’inchiostro indelebile le banconote rubate forzando lo sportello automatico di una banca o rapinando un portavalori.

    Anonimato
    Quanto all’anonimato, bisogna fare chiarezza: il bitcoin non garantisce di pagare o ricevere pagamenti in forma anonima, bensì fornisce una forma di pseudonimato.

    In rete, con anonimato si intende l’impossibilità di risalire all’identità personale di chi ha compiuto un atto. Lo pseudonimato si ha invece quando una persona agisce appunto sotto pseudonimo, cioè quando i suoi atti sono riconducibili a un nome (o a un numero, un codice identificativo, un nickname) che non è il suo. La sezione “commenti” del Post ad esempio garantisce agli abbonati che vogliano commentare gli articoli una forma di pseudonimato, perché gli utenti possono usare un nickname e un avatar diversi dal proprio nome e cognome e dalla propria foto, ma ogni commento è riconducibile a un certo nickname e avatar.

    Lo pseudonimato è evidentemente una forma di celamento dell’identità meno forte dell’anonimato, perché se si riesce a stabilire una corrispondenza tra lo pseudonimo e l’identità reale della persona, si potranno attribuire a quella persona tutti gli atti compiuti sotto lo stesso pseudonimo.

    Ora, ogni wallet usato per ricevere o inviare bitcoin è contraddistinto da un proprio codice alfanumerico chiamato public key (cioè chiave pubblica), una lunga stringa di lettere e numeri che ha la stessa funzione di un IBAN: serve da indirizzo a chi deve inviare bitcoin al proprietario di quel wallet.

    Questa public key è lo pseudonimo con cui vengono effettuate le transazioni in bitcoin. Per ogni transazione, la blockchain registra le public key di chi invia i bitcoin e di chi li riceve, rendendole pubblicamente consultabili per sempre. Ecco perché la transazione non è anonima: tutti sanno che il portafoglio X ha ceduto una certa quantità di bitcoin al portafoglio Y in un dato giorno. Perciò, dopo il pagamento di un riscatto in bitcoin l’informazione su quale o quali portafogli (nel caso di Colonial Pipeline, la somma sarebbe stata fatta passare attraverso almeno 23 portafogli diversi) detengano i bitcoin pagati dalla vittima è pubblica, resta da risalire all’identità dei possessori di questi portafogli.

    Certo, questo rimane un compito estremamente difficile, soprattutto se gli hacker utilizzano strumenti di riciclaggio come i “tumbler”, servizi che danno la possibilità di mescolare i fondi ottenuti in modo illegittimo con altri di origine legittima, in modo da confondere le acque. Ma questi servizi funzionano poco con cifre elevate e il loro uso può essere comunque identificato sulla blockchain, a patto di avere le risorse adeguate. Un altro modo per gli hacker di minimizzare il rischio di essere trovati e puniti è quello di generare un nuovo portafoglio (e quindi un diverso pseudonimo) per ogni attacco. In questo modo, se venissero identificati per uno degli attacchi compiuti, gli altri attacchi non potrebbero essere ricondotti a loro.

    Nonostante l’uso di questi e altri metodi per nascondere la propria identità da parte dei criminali, stabilire un collegamento tra il numero di wallet e l’identità personale di chi lo detiene non è impossibile ed è stato già fatto in passato.

    Nel caso della Colonial Pipeline, non sappiamo se l’FBI sia riuscita a risalire all’identità degli hacker; quello che sappiamo è che è riuscita ad accedere ai loro wallet. Per fare ciò, è necessario non solo individuare il wallet attraverso la public key, ma entrare in possesso della sua private key (chiave privata), una serie di caratteri alfanumerici che ha la stessa funzione di una password e serve al proprietario del wallet per autorizzare le transazioni.

    Come l’FBI sia riuscita a entrare in possesso della private key degli hacker resta un’informazione riservata. Il New York Times ha ipotizzato che gli agenti possano averla ottenuta in vari modi: infiltrando una spia all’interno dell’organizzazione di DarkSide, hackerando i computer dove la custodivano o imponendo alla società che gestiva il loro wallet di fornirgliela.
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